| PARADISO CANTO 04 Petrocchi | Notes | Ann. |
Intra due cibi, distanti e moventi d'un modo, prima si morria di fame, che liber'omo l'un recasse ai denti; |
04.003 |
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sì si starebbe un agno intra due brame di fieri lupi, igualmente temendo; sì si starebbe un cane intra due dame: |
04.006 |
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per che, s'i' mi tacea, me non riprendo, da li miei dubbi d'un modo sospinto, poi ch'era necessario, né commendo. |
04.009 |
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Io mi tacea, ma 'l mio disir dipinto m'era nel viso, e 'l dimandar con ello, più caldo assai che per parlar distinto. |
04.012 |
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Fé sì Beatrice qual fé Daniello, Nabuccodonosor levando d'ira, che l'avea fatto ingiustamente fello; |
04.015 |
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e disse: «Io veggio ben come ti tira uno e altro disio, sì che tua cura sé stessa lega sì che fuor non spira. |
04.018 |
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Tu argomenti: "Se 'l buon voler dura, la violenza altrui per qual ragione di meritar mi scema la misura?". |
04.021 |
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Ancor di dubitar ti dà cagione parer tornarsi l'anime a le stelle, secondo la sentenza di Platone. |
04.024 |
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Queste son le question che nel tuo velle pontano igualmente; e però pria tratterò quella che più ha di felle. |
04.027 |
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D'i Serafin colui che più s'india, Moisè, Samuel, e quel Giovanni che prender vuoli, io dico, non Maria, |
04.030 |
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non hanno in altro cielo i loro scanni che questi spirti che mo t'appariro, né hanno a l'esser lor più o meno anni; |
04.033 |
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ma tutti fanno bello il primo giro, e differentemente han dolce vita per sentir più e men l'etterno spiro. |
04.036 |
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Qui si mostraro, non perché sortita sia questa spera lor, ma per far segno de la celestial c'ha men salita. |
04.039 |
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Così parlar conviensi al vostro ingegno, però che solo da sensato apprende ciò che fa poscia d'intelletto degno. |
04.042 |
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Per questo la Scrittura condescende a vostra facultate, e piedi e mano attribuisce a Dio, e altro intende; |
04.045 |
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e Santa Chiesa con aspetto umano Gabriel e Michel vi rappresenta, e l'altro che Tobia rifece sano. |
04.048 |
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Quel che Timeo de l'anime argomenta non è simile a ciò che qui si vede, però che, come dice, par che senta. |
04.051 |
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Dice che l'alma a la sua stella riede, credendo quella quindi esser decisa quando natura per forma la diede; |
04.054 |
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e forse sua sentenza è d'altra guisa che la voce non suona, ed esser puote con intenzion da non esser derisa. |
04.057 |
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S'elli intende tornare a queste ruote l'onor de la influenza e 'l biasmo, forse in alcun vero suo arco percuote. |
04.060 |
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Questo principio, male inteso, torse già tutto il mondo quasi, sì che Giove, Mercurio e Marte a nominar trascorse. |
04.063 |
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L'altra dubitazion che ti commove ha men velen, però che sua malizia non ti poria menar da me altrove. |
04.066 |
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Parere ingiusta la nostra giustizia ne li occhi d'i mortali, è argomento di fede e non d'eretica nequizia. |
04.069 |
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Ma perché puote vostro accorgimento ben penetrare a questa veritate, come disiri, ti farò contento. |
04.072 |
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Se violenza è quando quel che pate niente conferisce a quel che sforza, non fuor quest'alme per essa scusate; |
04.075 |
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ché volontà, se non vuol, non s'ammorza, ma fa come natura face in foco, se mille volte violenza il torza. |
04.078 |
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Per che, s'ella si piega assai o poco, segue la forza; e così queste fero possendo rifuggir nel santo loco. |
04.081 |
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Se fosse stato lor volere intero, come tenne Lorenzo in su la grada, e fece Muzio a la sua man severo, |
04.084 |
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così l'avria ripinte per la strada ond'eran tratte, come fuoro sciolte; ma così salda voglia è troppo rada. |
04.087 |
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E per queste parole, se ricolte l'hai come dei, è l'argomento casso che t'avria fatto noia ancor più volte. |
04.090 |
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Ma or ti s'attraversa un altro passo dinanzi a li occhi, tal che per te stesso non usciresti: pria saresti lasso. |
04.093 |
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Io t'ho per certo ne la mente messo ch'alma beata non poria mentire, però ch'è sempre al primo vero appresso; |
04.096 |
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e poi potesti da Piccarda udire che l'affezion del vel Costanza tenne; sì ch'ella par qui meco contradire. |
04.099 |
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Molte fiate già, frate, addivenne che, per fuggir periglio, contra grato si fé di quel che far non si convenne; |
04.102 |
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come Almeone, che, di ciò pregato dal padre suo, la propria madre spense, per non perder pietà, si fé spietato. |
04.105 |
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A questo punto voglio che tu pense che la forza al voler si mischia, e fanno sì che scusar non si posson l'offense. |
04.108 |
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Voglia assoluta non consente al danno; ma consentevi in tanto in quanto teme, se si ritrae, cadere in più affanno. |
04.111 |
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Però, quando Piccarda quello spreme, de la voglia assoluta intende, e io de l'altra; sì che ver diciamo insieme». |
04.114 |
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Cotal fu l'ondeggiar del santo rio ch'uscì del fonte ond'ogne ver deriva; tal puose in pace uno e altro disio. |
04.117 |
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«O amanza del primo amante, o diva», diss'io appresso, «il cui parlar m'inonda e scalda sì, che più e più m'avviva, |
04.120 |
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non è l'affezion mia tanto profonda, che basti a render voi grazia per grazia; ma quei che vede e puote a ciò risponda. |
04.123 |
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Io veggio ben che già mai non si sazia nostro intelletto, se 'l ver non lo illustra di fuor dal qual nessun vero si spazia. |
04.126 |
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Posasi in esso, come fera in lustra, tosto che giunto l'ha; e giugner puollo: se non, ciascun disio sarebbe frustra. |
04.129 |
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Nasce per quello, a guisa di rampollo, a piè del vero il dubbio; ed è natura ch'al sommo pinge noi di collo in collo. |
04.132 |
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Questo m'invita, questo m'assicura con reverenza, donna, a dimandarvi d'un'altra verità che m'è oscura. |
04.135 |
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Io vo' saper se l'uom può sodisfarvi ai voti manchi sì con altri beni, ch'a la vostra statera non sien parvi». |
04.138 |
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Beatrice mi guardò con li occhi pieni di faville d'amor così divini, che, vinta, mia virtute diè le reni, |
04.141 |
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e quasi mi perdei con li occhi chini. |
04.142 |