| PURGATORIO CANTO 02 Petrocchi | Notes | Ann. |
Già era 'l sole a l'orizzonte giunto lo cui meridian cerchio coverchia Ierusalèm col suo più alto punto; |
02.003 |
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e la notte, che opposita a lui cerchia, uscia di Gange fuor con le Bilance, che le caggion di man quando soverchia; |
02.006 |
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sì che le bianche e le vermiglie guance, là dov'i' era, de la bella Aurora per troppa etate divenivan rance. so that, above the shore that I had reached, the fair Aurora's white and scarlet cheeks were, as Aurora aged, becoming orange. |
02.009 |
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Noi eravam lunghesso mare ancora, come gente che pensa a suo cammino, che va col cuore e col corpo dimora. |
02.012 |
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Ed ecco, qual, sorpreso dal mattino, per li grossi vapor Marte rosseggia giù nel ponente sovra 'l suol marino, |
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cotal m'apparve, s'io ancor lo veggia, un lume per lo mar venir sì ratto, che 'l muover suo nessun volar pareggia. |
02.018 |
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Dal qual com'io un poco ebbi ritratto l'occhio per domandar lo duca mio, rividil più lucente e maggior fatto. |
02.021 |
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Poi d'ogne lato ad esso m'appario un non sapeva che bianco, e di sotto a poco a poco un altro a lui uscio. |
02.024 |
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Lo mio maestro ancor non facea motto, mentre che i primi bianchi apparver ali; allor che ben conobbe il galeotto, |
02.027 |
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gridò: «Fa, fa che le ginocchia cali. Ecco l'angel di Dio: piega le mani; omai vedrai di sì fatti officiali. |
02.030 |
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Vedi che sdegna li argomenti umani, sì che remo non vuol, né altro velo che l'ali sue, tra liti sì lontani. |
02.033 |
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Vedi come l'ha dritte verso 'l cielo, trattando l'aere con l'etterne penne, che non si mutan come mortal pelo». |
02.036 |
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Poi, come più e più verso noi venne l'uccel divino, più chiaro appariva: per che l'occhio da presso nol sostenne, |
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ma chinail giuso; e quei sen venne a riva con un vasello snelletto e leggero, tanto che l'acqua nulla ne 'nghiottiva. |
02.042 |
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Da poppa stava il celestial nocchiero, tal che faria beato pur descripto; e più di cento spirti entro sediero. |
02.045 |
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'In exitu Israel de Aegypto' cantavan tutti insieme ad una voce con quanto di quel salmo è poscia scripto. |
02.048 |
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Poi fece il segno lor di santa croce; ond'ei si gittar tutti in su la piaggia; ed el sen gì, come venne, veloce. |
02.051 |
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La turba che rimase lì, selvaggia parea del loco, rimirando intorno come colui che nove cose assaggia. |
02.054 |
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Da tutte parti saettava il giorno lo sol, ch'avea con le saette conte di mezzo 'l ciel cacciato Capricorno, |
02.057 |
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quando la nova gente alzò la fronte ver' noi, dicendo a noi: «Se voi sapete, mostratene la via di gire al monte». |
02.060 |
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E Virgilio rispuose: «Voi credete forse che siamo esperti d'esto loco; ma noi siam peregrin come voi siete. |
02.063 |
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Dianzi venimmo, innanzi a voi un poco, per altra via, che fu sì aspra e forte, che lo salire omai ne parrà gioco». |
02.066 |
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L'anime, che si fuor di me accorte, per lo spirare, ch'i' era ancor vivo, maravigliando diventaro smorte. |
02.069 |
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E come a messagger che porta ulivo tragge la gente per udir novelle, e di calcar nessun si mostra schivo, |
02.072 |
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così al viso mio s'affisar quelle anime fortunate tutte quante, quasi obliando d'ire a farsi belle. |
02.075 |
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Io vidi una di lor trarresi avante per abbracciarmi con sì grande affetto, che mosse me a far lo somigliante. |
02.078 |
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Ohi ombre vane, fuor che ne l'aspetto! tre volte dietro a lei le mani avvinsi, e tante mi tornai con esse al petto. |
02.081 |
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Di maraviglia, credo, mi dipinsi; per che l'ombra sorrise e si ritrasse, e io, seguendo lei, oltre mi pinsi. |
02.084 |
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Soavemente disse ch'io posasse; allor conobbi chi era, e pregai che, per parlarmi, un poco s'arrestasse. |
02.087 |
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Rispuosemi: «Così com'io t'amai nel mortal corpo, così t'amo sciolta: però m'arresto; ma tu perché vai?». |
02.090 |
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«Casella mio, per tornar altra volta là dov'io son, fo io questo viaggio», diss'io; «ma a te com'è tanta ora tolta?». |
02.093 |
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Ed elli a me: «Nessun m'è fatto oltraggio, se quei che leva quando e cui li piace, più volte m'ha negato esto passaggio; |
02.096 |
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ché di giusto voler lo suo si face: veramente da tre mesi elli ha tolto chi ha voluto intrar, con tutta pace. |
02.099 |
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Ond'io, ch'era ora a la marina vòlto dove l'acqua di Tevero s'insala, benignamente fu' da lui ricolto. |
02.102 |
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A quella foce ha elli or dritta l'ala, però che sempre quivi si ricoglie qual verso Acheronte non si cala». |
02.105 |
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E io: «Se nuova legge non ti toglie memoria o uso a l'amoroso canto che mi solea quetar tutte mie doglie, |
02.108 |
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di ciò ti piaccia consolare alquanto l'anima mia, che, con la sua persona venendo qui, è affannata tanto!». |
02.111 |
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'Amor che ne la mente mi ragiona' cominciò elli allor sì dolcemente, che la dolcezza ancor dentro mi suona. |
02.114 |
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Lo mio maestro e io e quella gente ch'eran con lui parevan sì contenti, come a nessun toccasse altro la mente. |
02.117 |
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Noi eravam tutti fissi e attenti a le sue note; ed ecco il veglio onesto gridando: «Che è ciò, spiriti lenti? |
02.120 |
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qual negligenza, quale stare è questo? Correte al monte a spogliarvi lo scoglio ch'esser non lascia a voi Dio manifesto». |
02.123 |
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Come quando, cogliendo biado o loglio, li colombi adunati a la pastura, queti, sanza mostrar l'usato orgoglio, |
02.126 |
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se cosa appare ond'elli abbian paura, subitamente lasciano star l'esca, perch'assaliti son da maggior cura; |
02.129 |
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così vid'io quella masnada fresca lasciar lo canto, e fuggir ver' la costa, com'om che va, né sa dove riesca: |
02.132 |
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né la nostra partita fu men tosta. |
02.133 |